La Calcarella

Il metodo di estrazione dello zolfo più “arcaico” dal materiale escavato tramite fusione è la così detta “calcarella”, adottata in Sicilia; non era che una specie di fornace circolare del diametro da metri 1,50 a 2, col suolo inclinato.

Questa specie di fossa veniva riempita di minerale con un cumulo conico totalmente scoperto che conteneva da 50 a 70 tonnellate.

Ultimata la carica si dava fuoco verso l'imbrunire al terzo superiore del cono e la calcarella veniva abbandonata a se stessa sino a quando il mattino seguente da un foro aperto sul davanti incominciava a colare lo zolfo.

Verso sera, e qualche volta a notte inoltrata, la fusione era terminata.
Con questo metodo la produzione di anidride solforosa era notevole e i danni all'agricoltura gravissimi, per cui si prescriveva che questi rudimentali impianti fossero installati ad una distanza non inferiore a 3 chilometri dagli abitati.

Si raccoglieva poco più di un terzo dello zolfo contenuto nel minerale e, quando soffiava forte vento che aveva libero gioco nella massa, lo zolfo bruciava completamente e non si otteneva quindi alcun prodotto.

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